A costo di “Non mollare mai” aumenta il costo.

Eh si che lo so da sempre.

Lo studio da anni e lo sperimento da quando sono nata.

Non decidere (mi)costa.
(mi) Costa caro.

In termini emotivi, in termini di tempo, in termini economici e in termini di energia.

Questo continuo pendolare tra il “decido e non decido” è una delle più grandi torture a cui mi sottopongo in certi momenti della mia vita.
Questo limbo di indecisione, che si tramuta in una grande inattività, mi ha ospitata spesso.

Negli ultimi giorni poi ero praticamente di casa.
Figlia delle prime estasi motivazionali, la frase non mollare mai, nolente o volente, fa parte di me.

Ogni volta che sto per mollare una cosa (scarpe, amori, amici, smalti, progetti, lavori) una parte di me urla

“NON MOLLARE. MAI”.

Poi però, sempre nolente o volente, l’universo (ma chiamala vita, va bene uguale) mi mette di fronte a scelte in cui mollare non è solo auspicabile, ma assolutamente indispensabile.

Già perché contrariamente a quello a cui siamo dediti pensare noi figli della motivazione anni ’80, dei genitori che facevano il doppio lavoro per farci andare in vacanza, dei nonni che pur di realizzare il sogno della casa andavano oltre oceano, a volte quello che viene percepito come un atto di debolezza, altro non è che un grandissimo atto di amore.
Se avessi mollato quella convivenza quando era il momento invece di continuare imperterrita [come solo io so fare] oggi non pagherei così tanto.

Se avessi mollato quell’azienda prima di arrivare ad odiare quel lavoro che invece amavo tanto avrei pianto meno e lavorato di più e meglio.

E quelle scarpe belle ma terribilmente scomode? Perché non le ho mollate? Infondo cosa sarebbe potuto accadere?

A pensarci oggi, niente.

Avrei fatto quello che poi ho DOVUTO fare. Chiudere una storia, lasciare andare la mia azienda, camminare scalza.

E salvarmi io. Prima, meglio e senza tutto quel dolore.

Perché pensandoci bene, ha ragione Sebastiano Zanolli quando dice che “più in fretta recidiamo i rapporti, di qualunque tipo, più è alto il prezzo da pagare” (Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi. Consigli per affrontare meglio le difficoltà ,Zanolli Sebastiano, 2014, Franco Angeli) 

E solitamente chi non molla quando è il momento di farlo, pur di andarsene,  lo fa in fretta. E male.

E io lo so perché ho pagato, e sto pagando, tanto per scelte che ho rimandato troppo a lungo e che ho chiuso rapidamente.
Per questo, oggi, mi sono fermata un attimo prima di commettere un altro grande errore.
Dopo giornate di parole, lacrime e riflessioni e tanti “non mollare” oggi ho deciso che non solo IO MOLLO, ma ne sono anche fiera e soddisfatta.

Perché non so cosa sia successo (o forse si?) ma ho sentito che per me il Non mollare mai è una vera e propria istigazione al non volermi bene.

Un vero boomerang emotivo che torna indietro con una intensità tale da fare male. Tanto male.

Una trappola terribile.

Un boicottaggio continuo al salvataggio della mia autostima.

Con questo non voglio certo dire che mollare è meglio di tentare.

Perché è anche vero che mollare prima di avercela messa tutta, di aver imparato nuove cose, di essere usciti dalla propria zona di confort, di aver acquisito nuove abitudini, di aver raggiunto un obiettivo…è quello che fanno in tanti.

E questo non è mollare, questo è non provare nemmeno (che è roba diversa)
Dico solo che, se hai pianificato, se ti sei impegnato, se le hai provate tutte (proprio tutte), se sei riuscito nel tuo obiettivo e sei soddisfatto di quello che hai realizzato ma malgrado tutto senti che quel lavoro, quella relazione, quel vestito non sono più parte di te, non sono più te, se senti che che quel progetto per cui hai fatto notti in bianco, conti, fantasie e sul quale hai anche ipotecato un po’ del tuo futuro, non sono più né il tuo presente né il tuo futuro…beh allora molla.

Perché se molli, [qualcosa che hai chiuso, qualcosa a cui non vuoi più donare tempo, amore, soldi ed energie]

  • non sei un inetto,
  • non sei un fallito,
  • non sei un perdente

Sei solo un essere umano che ha concluso un ciclo della propria vita.

E i cicli, una volta chiusi, è giusto che rimangano li dove sono.
Abbiamo tutti il diritto di godercela la nostra energia, di focalizzarci sulle nostre priorità, di realizzare i nostri sogni. E non è sempre detto che questi siano gli stessi per tutta la durata della nostra vita.

Anzi.

Cambiano, crescono ed evolvono come noi, con noi.
Fai spazio al nuovo, ringrazia quello che è stato e scriviti le cose più belle che quella esperienza ti ha donato. Conserva quelle parole e rileggile quando, nel percorso di ora [quello che hai deciso di non mollare]  sentirai di averne bisogno.

C’è sempre una grande lezioni di vita da apprendere in ogni esperienza.

Io, per esempio, oggi ho imparato che si può chiudere una porta con una mano e aprirne un’altra con l’altra. E soprattutto ho imparato che posso farlo comodamente.

E scalza.

Con i piedi per terra e il cuore in aria.

 

 

 

Rughe o sorrisi?

Ho tante rughe in più.
Il mio specchio non mente…anzi, stasera mi sembra molto più crudele di altre volte. E si che le luci sono posizionate in modo strategico.
“Allora la situazione è davvero grave”.
Penso tra me e me mentre cominciano in automatico ad arrivare le scuse consolatorie del caso[chissà se anche gli uomini si dicono le stesse cose?!?]
Una bella lista dettagliata. Mica roba da pivelli…le mie rughe non scherzano.
-Sarà che è stato un anno impegnativo.
-Sarà che dormo 4 ore a notte e anche male a volte.
-Sarà che nell’ultima settimana sembra essersi scatenato un inferno di malintesi dolorosi a cui la mia faccia risponde con strani grugniti.
-Sarà che lavoro molto di più.
-Sarà che, sinceramente, esco di più e bevo più vino. Beh, si sa che il vino fa venire le rughe no?!?
-O forse sarà il trucco? Se esco mi trucco e se mi trucco tanto la pelle non respira e se la pelle non respira mi vengono le rughe.
Meglio non truccarmi più. [non ci penso proprio!]
-Allora… sarà che sono sempre al telefono. Maledette onde elettromagnetiche.
-O anzi no, sono le email a farmi venire quelle rughette intorno agli occhi.
[Che poi, a dire il vero, una non è proprio una rughetta…sembra più un’autostrada.] Allora cambio lavoro. Mmm…come sopra: non ci penso proprio.

Ahhhh ci sono. Ecco la risposta. Mancano pochi giorni al mio 37° compleanno. Certo. Come ho fatto a non pensarci prima? Colpa del compleanno. [si come no…]

“Ok Alessia. Basta scuse. Il motivo per cui hai delle rughe c’è…dai…ci sei vicina”

Così faccio una cosa che faccio spesso quando sono tesa.

IL PESCE PALLA.

Non sai cos’è il pesce palla?!? Per me dovresti provarlo…è salvifico.
Mettiti davanti ad uno specchio e guardati intensamente.
Prendi aria.
Prendine più che puoi.
Fatto?
Ok ora invece di buttarla fuori mandala tutta nelle guance.
E continua a guardarti mentre le guance si gonfiano e tu cominci a diventare tutto rosso e fino a quando gli occhi non escono quasi dalle orbite e fino a che non diventano rossi anche quelli.

Resisti, resisti, resisti.

Sai che succede a me dopo qualche secondo di pesce palla?

Rido come una bambina di 5 anni a cui fanno il solletico.
Rido così tanto che mi escono le lacrime agli occhi.
Rido, rido e rido ancora.

Ecco…ecco scoperto il motivo.
Ho un sacco di rughe in più perché rido, rido molto di più.
Rido di cuore, e rido di gusto.

E a guardarle bene non sono nemmeno così brutte le mie belle rughette.

Anzi sai che faccio?
Gli cambio nome.

Sorrisi al posto di rughe.

Benvenuti sorrisi miei.
Bene arrivati a casa!

Anche voi…siete tutta VITA.
La mia.

La paura

La paura ci fa difendere, ci rende fragili, indifesi e, spesso, rende il nostro cuore inavvicinabile. Dobbiamo farci i conti, con la paura. Dobbiamo farli spesso.
Soprattutto quando, con ostinazione, la paura ci mostra come sia facile, per lei, spegnere gli entusiasmi, le passioni, gli amori e pian piano [ma neanche troppo] il cuore.
La paura spegne la vita.
Le toglie l’ossigeno.
E i conti, all’apparenza difficoltosi, nella sostanza sono semplici. Terribilmente semplici.
Perché la paura porta tutto a zero. Porta a zero anche il cuore.
Quasi sembra che smetta di battere quando si incontrano.
Cuore e paura.
Paura e cuore.
Un binomio complesso.
Affascinante quanto rovinoso. Perché si…la paura pur di non rovinarsi, rovina.
È una canaglia.
Una narcisista, egoica e ammaliatrice.
Crede di essere onnipotente. LEI.
Eppure, un cuore impaurito è un cuore a tutti gli effetti.
[Me lo dimentico spesso, troppo spesso. ]
Il cuore è lì.
Sepolto, schiacciato, stropicciato. Ma è lì.
È un cuore.
Se trattengo il fiato per qualche secondo riesco a sentire il suo battito.
Bum, bum, bum.
Vibra, pulsa, batte, bussa.
Mi dice che c’è, che esiste.
Ha solo bisogno di essere curato, il cuore.
Ha bisogno di essere accolto proprio come accoglie un caldo abbraccio. Ha bisogno di essere rassicurato, proprio come fa un amico quando le cose sembrano non andare.
Ha bisogno di fiducia, come fa un genitore quando il proprio figlio inizia a camminare.
Ha bisogno di tenacia, il cuore.
Ha bisogno di pazienza, il cuore.
Ha bisogno di aria, il cuore.
Ha bisogno di presenza, il cuore.
Ha bisogno di giocare, il cuore.
Ha bisogno di passione, il cuore.
Ha bisogno di ridere, il cuore.
Ha bisogno di coccole, il cuore.
Un cuore, infondo, per liberarsi dalla paura, ha solo bisogno di sapere che sarà sostenuto, che sarà guardato per quello che è, che sarà LUI, lui e basta.
Un cuore, infondo, ha bisogno solo di una “cosa”.
Di cuore.