Solo un TI AMO.

Oggi una delle mie più care amiche mi ha scritto “TI AMO”.
Non ti voglio bene, no.
TI AMO.
Ho letto e riletto quel messaggio.
Che arcobaleno di emozioni, che spettacolo di colori che queste due parole riescono ad aprire nell’animo umano.
Perché dietro al ‪#‎tiamo‬ c’è un mondo.
Anzi, nel ti amo c’è un mondo.
Proprio come il mondo che crea nel mondo di chi lo riceve.
[Non è, forse, come il mondo di due amanti che si incontrano e ne formano uno nuovo, di mondo?]
Il fatto è che spesso, troppo spesso, ne abbiamo paura. Come se dire ti amo ci facesse perdere l’equilibrio, ci facesse cadere da altezze impensabili. Diciamoci la verità, è come se dire ti amo ci potesse uccidere.
Uccidere è troppo?
Ok. Come se potesse farci male, ed è come se da quel male non potessimo difenderci.
E come potrebbe ucciderci un ti amo?
Come potrebbe fare così tanto male?
E poi…da dove potremmo cadere?
Nessuno lo sa.
Infondo il nostro cuore cerca solo di difenderci come può.
Si chiude.
Ti chiude.
Chiude pure la bocca. Blocca le dita. Irrigidisce i muscoli. Crea strane e inspiegabili sintomatologie.
E noi lì. Fermi. A pensare se dirlo o no quel #tiamo.
[che poi…il ti amo si sente, mica si pensa!]
Sarà che, forse, il ti amo è subdolo e pure un pó bastardo?
St’ amore che tutto pervade e tutto cambia, che è capace di diffondersi in modo capillare, che modifica azioni e pensieri, è pure pericoloso.
Ci pervade di vita. Di energia. Di benessere.
[Subdolo, bastardo e anche potente.]
E si palesa in forme strane e attacca tutto quello che incontra.
Come un virus.
Fa sorridere senza che nessuno ti faccia il solletico, fa sognare senza bisogno di dormire, fa diventare bellissimi senza l’aiuto del chirurgo estetico, crea giornate luminose senza che fuori ci sia il sole.
Proprio strano il potere di un ti amo, vero?
Allora meglio tenerci per noi tutti quei ti amo che vorremmo dire e non diamo, che vogliamo sentire ma che respingiamo.
In fondo meglio così.
Meglio lasciarla andare via tutta questa vita che scorre.
Già.
Meglio sopravvivere che rischiare di sentire il cuore che batte mentre gli corriamo incontro.
In fondo che vuoi che sia.
È solo vita.
È solo un TI AMO.

Che ne dici di essere gentile?

Che ne dici di essere gentile?
Perché è sicuramente efficace il mondo veloce, quello del:
avanti il prossimo, del muoviamoci, organizziamoci, sbrighiamoci .
Perché sarà efficace usare strategie, tecniche ninja e business plan per correre di più e farlo meglio ma, che ne dici di essere gentile?
Perché ho la sensazione che dietro a tutta questa efficenza, questa perfezione di non sbagliare mai, di raggiungere gli obiettivi, di fare sempre più business e farlo sempre meglio degli altri ci stiamo un po’ perdendo.
Dov’è finito il “ciao come stai?”, gentile e sincero, quando facciamo una telefonata di lavoro?
E salutare il vicino di casa anche quando andiamo di fretta e siamo pieni di pacchi della spesa?
E prendere per mano il tuo compagno/a abbracciarlo, coccolarlo, farlo sentire[sul serio] la persona più bella del mondo.
Quella che hai scelto in mezzo a tante altre, quella che vuoi, quella che ami veder sorridere?


Non è forse gentilezza questa?
E che ne dici di portargli il caffè al letto?

Prendere cinque minuti per il NOI, un attimo di intimità di coppia prima di perdersi nel caos delle tipiche giornate di lavoro moderne.

E’ un atto gentile. E nobile.


E chiamare quell’amico che non senti da un po’, scrivere una lettera, un messaggio per dire solo buongiorno…non è forse gentile?
Perché se è vero che tutto, oggi, va ad alte velocità, la gentilezza ha ancora bisogno di calma.
Perché ‪#‎gentile‬ è chi ti legge negli occhi e abbassa lo sguardo mentre sorride.


#Gentile è chi ti sfiora con le parole.


E per sfiorare leggere sorridere, c’è bisogno di tempo.
Amo i ‪#‎fortemente‬ gentili.
Perché sono capaci di innescare grandi cambiamenti, di rendere tutto più fattibile.
Amo i fortemente gentili perché sono contagiosi.
Congruenti e dolci.
E dimmi, cosa c’è di più efficiente di una persona gentile?
“Solo” una persona gentile.